Forum sull'abuso sessuale e sul recupero dei ricordi

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Abuso sessuale

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26 stile relazionale traumatico il Lun Mar 03, 2014 3:54 pm

Ringrazio un ospite di questo forum che, nella parte riservata ai messaggi privati, mi ha fatto alcune domande sul Seminario che si terrà a Palermo il 22 e 23 Marzo dal titolo: "L'Abuso sessuale: trauma e riparazione. Gestalt Therapy e EMDR". Riporto qui di seguito alcune righe di quanto le ho scritto nella risposta.

“ In riferimento all’abuso sessuale che accade tra le mura domestiche, sappiamo che anche dopo molto tempo dalla conclusione dell’esperienza di abuso, le persone continuano ad orientarsi con uno stile relazionale traumatico: mantengono un senso interno di pericolo, una rigida e comprensibile diffidenza o chiusura. Nei casi più gravi si sviluppa un diffuso e persistente senso di depressione. Diventano incapaci di mantenere la spontaneità relazionale rispetto alla novità. L’obiettivo della terapia è allora quello di aiutare la persona ad orientarsi nel presente in modo nuovo rispetto agli schemi corporei relazionali e sperimentare contatti pieni, nutrienti iniziando dalla relazione terapeutica.”

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L'annuale convegno GTK, tenutosi venerdí 11 aprile a Padova, ha voluto toccare il tema della violenza relazionale.
 I lavori sono stati aperti dalla prof. A. Simonelli, docente di Psicopatologia dello Sviluppo all'Università di Padova,  che ha illustrato le pesanti conseguenze relazionali dei bambini abusati, sottolineando l'importanza di un ambiente prevedibile e controllabile nel loro percorso di cura.
 Il prof. M. Stupiggia, direttore della scuola Biosistemica di Bologna, ha poi ricordato come nei casi di violenza le tecniche corporee possano essere efficaci ma anche più complesse in quanto in grado di rievocare il vissuto del trauma.
 Il prof. G. Salonia, direttore di Gestalt Therapy Kairos delle sedi di Ragusa-Roma-Venezia , ha illustrato invece come sia la trama relazionale traumatica più che il danno in sé a bloccare lo sviluppo, e quanto sia importante in terapia distinguere se l'abuso è avvenuto quando il sé era capace di dar nome ai vissuti corporei o meno.
 Il pomeriggio è stato riservato alla presentazione dei casi clinici delle dott.sse S. Pretalli e M. Rossetti e del dott. C. Anzallo, che hanno evidenziato le modalità terapeutiche della Gestalt con i minori e le donne vittime di violenza e con gli abusanti.
La giornata si è conclusa con un dialogo tra il prof. G. Salonia, la dott.ssa V. Conte e la dott.ssa E. Amenta sulla cornice teorica e clinica in cui si inserisce l'intervento terapeutico specifico con le persone vittime di violenza.

Zi Lin Luca You - allievo IV anno GTK

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Quale sfondo e cornice lavorativa per chi opera con le vittime di violenza? La sede GTK di Mestre ha voluto rispondere al quesito con un seminario aperto al pubblico, sabato 12 aprile, chiudendo così il convegno di Padova sulla violenza relazionale.
Le dott.sse L. Castellani, M. Crestani e M. Rossetti hanno infatti parlato della rete di servizi che lavora oggi con le vittime di violenza, ricordando come sia importante e utile agire in sinergia anche per il professionista privato. L'avvocato P. L. Coruzzi invece ha fonito un excursus legale sul tema, essenziale per una presa in carico consapevole del paziente.
Sono seguiti quindi lavori di gruppo con role playing e riflessioni sul sostegno terapeutico adatto.
La giornata si è quindi conclusa con le discussioni in plenaria e con l'intervento della dott.ssa E. Amenta, didatta e referente sede GTK di Ragusa, che ha presentato la lettura gestaltica del "ricordo di abuso e l'esperienza del forum sull'abuso", utile e innovativo strumento per un sostegno oltre il setting clinico, ma anche piattaforma di confronto su un tema sempre più sentito.

Zi Lin Luca You - allievo IV anno GTK

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29 Donne vittime della violenza sessuale il Mer Dic 03, 2014 8:08 am

Il 25 Novembre è stata celebrata la giornata mondiale contro l’abuso, la violenza e il maltrattamento sulle donne. In varie città italiane sono state organizzate manifestazioni, convegni, iniziative, flash mob, rappresentazioni, atti di solidarietà. Eppure malgrado i numerosi tentativi di promuovere la conoscenza e di sensibilizzare al problema ancora  gli episodi di abuso continuano a ripetersi.
Per violenza e maltrattamento si intende tutto ciò che implica sopraffazione fisica, psichica, economica e sessuale.
Sovente, quando pensiamo alla violenza sessuale sulle donne, pensiamo allo stupro perpetrato da sconosciuti fuori dalle mura domestiche. Eppure, i dati raccolti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dimostrano che la maggior parte di esse avvengono proprio nell'intimità della casa e sono compiute da persone conosciute con cui la vittima ha rapporti di fiducia: mariti, partner.
Nell'ambito della Gestalt Therapy, individuare la violenza sessuale nei rapporti di coppia significa far emergere la trama relazionale profonda e delicata all'interno della quale spesso le donne valutano il comportamento violento e maltrattante del partner (possessività, rabbia, gelosia, ecc... ) come espressione, seppure distorta,  di vicinanza e amore.
Le donne che vivono una relazione di coppia abusiva ( in cui percepiscono se stesse come piccole e indifese rispetto all'altro, percepito come forte e coraggioso), spesso hanno una trama familiare, una storia di vissuti emotivi che gli impedisce di ricercare e vivere sani contatti con l'altro. Lo stile relazionale disfunzionale che utilizzano come adattamento creativo, per evitare il dolore della solitudine e dell'abbandono, spesso le induce  a vivere le richieste sessuali del compagno come legittime.
La sperimentazione e l'assimilazione di nuove competenze relazionali all'interno della psicoterapia  permetterà loro di riconoscere il valore di sé e la possibilità di farcela con la propria forza e il proprio potere.

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Durante il convegno sono stati presentati i contributi scientifici delle recenti ricerche di Neuroscienze sulle conseguenze cerebrali, emotive e comportamentali dei traumi psichici e le possibilità di intervento clinico psicologico-psicoterapico.  
Nelle prime due giornate, l’ospite d’onore, Myriam Taylor (Gestalt psycotherapist, supervisor and trainer, teacher at the Metanoia Institute), ha presentato i devastanti effetti delle alterazioni sulla mente prodotti dal trauma, ma anche sul corpo e sulla neurofisiologia del cervello.
La Taylor, sulla scia del lavoro di J. Kepner, “Healing task”, e di P. Ogden, “Il trauma e il corpo, manuale di psicoterapia sensomotoria”, ha riproposto la psicoterapia sensomotoria unendo teorie e tecniche attinte dalla psicoterapia gestaltica (integrazione delle polarità dissociate) con la terapia orientata sul corpo (tecniche di regolazione dell’arousal) .
Gli aspetti psicoterapici di cura e “riparazione” dei traumi psichici presentati sono stati integrati dai prof. G. Salonia, V. Conte, P. Argentino e inseriti all’interno di una lettura corporeo-relazionale gestaltica (la dimensione relazionale dell’intenzionalità, la teoria del sé, la microanalisi delle interruzioni di contatto).
Infine, gli interessanti approfondimenti sugli aspetti Neurofisiologici della plasticità cerebrale presentati dal Presidente della Società Internazionale di Neurofisiologia, il prof. P.M. Rossini, e le conseguenze Neurobiologiche del trauma e i disturbi del Sé discussi dallo psichiatra prof. L. Janiri, direttore della Scuola di Spec. in Psichiatria dell’UCSC, hanno contribuito a fare chiarezza sulle manifestazioni fisiche e psichiche del trauma.

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31 quello che mi porto dal Convegno .... il Mar Giu 02, 2015 9:45 pm

Ho partecipato anche io al Convegno sui traumi familiari a Siracusa, mi piace riprendere qui la riflessione della dott.ssa Myriam Taylor sul vissuto di paura intensa sperimentato dalle persone che hanno subito una violenza e un trauma. A questo corrispondono delle reazioni diverse: lotta, fuga, congelamento. Tutte queste risposte comportamentali hanno pari dignità e si collocano all'interno di una complessa storia personale e relazionale. Ogni sentimento, emozione, comportamento vissuto dopo questi eventi  
assume un senso ben preciso e ha un valore in quel momento per quella persona. Sulla base di ciò, si può comprendere come anche il processo di dissociazione che spesso si accompagna a questi episodi abbia il diritto di esistere in quei momenti tanto drammatici della vita di una donna o di un uomo, di un bambino o di un adulto. Dissociare la propria esperienza corporea dovuta a quell'avvenimento è l'unica cosa che forse permette di andare avanti, permette di poter sopravvivere a tanto dolore. E quello che queste persone dovrebbero ricordare è che "come hanno reagito, quello che hanno fatto, è evidentemente la cosa migliore che potevano fare in quel momento"!!
La Taylor ci ha poi parlato della sua pratica clinica con le vittime di traumi e ci ha coinvolti in alcuni importanti esercizi. Sulla base della psicoterapia sensomotoria integrata agli insegnamenti della psicoterapia della Gestalt, ci ha coinvolti in un'esperienza corporea molto importante che ci ha permesso di contattare il nostro corpo e le nostre sensazioni, permettendo di sperimentare quella zona del nostro corpo (anche mentale) a cui è utile dare ascolto e reintegrare in un lavoro sul trauma, ma anche in un personale esercizio su se stessi che come psicoterapeuti (ancora in formazione, nel mio caso) siamo chiamati continuamente a fare.


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32 sulla dissociazione... il Lun Giu 08, 2015 5:08 pm

[/i]Grazie Martina per il tuo contributo.
Volevo riallacciarmi alle tue parole, soffermandomi sull’interessante meccanismo della dissociazione affrontato durante il convegno da Myriam Taylor.
Sappiamo che la persona arriva a dissociare le esperienze di abuso perché queste esperienze sono “contestualmente insopportabili” in quanto hanno minacciato il senso di coesione interna soprattutto se c'è stato un supporto inadeguato da parte dell’ambiente.
Nella prospettiva gestaltica possiamo dire che le “condizioni di campo” del trauma originario hanno reso impossibile al bambino mantenere la piena continuità dell'esperienza senza rischiare la sopravvivenza e la propria integrità.
In questo senso “non ricordare”, come ci ricordano Perls, Hefferline e Goodman (1951) è un adattamento creativo ad un problema difficile tra organismo e ambiente.
E’ la soluzione migliore attraverso l'adattamento della propria consapevolezza interna, attraverso la repressione, lo slittamento della coscienza nella dissociazione, la separazione degli affetti e dell'esperienza somatica dai loro significati cognitivi, poiché non si è capaci di ricevere assistenza dagli altri o di influire sull'ambiente in qualsiasi modo per i propri interessi.
Come afferma Kepner nel libro "Healing Tasks" (2003): è la soluzione migliore possibile date le risorse disponibili e questo è il motivo per cui nella terapia la pura abreazione in sé e per sé può essere dannosa.
Se le condizioni attuali non sono sperimentate come differenti, con nuove possibilità, risorse e supporto, più disponibili rispetto a quelle in cui è avvenuto l'abuso originario, allora il ricordare in terapia diventerà semplicemente un ripassare in rassegna quello che è stato intollerabile in prima istanza.[/b]

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33 Alcune riflessioni sul TRAUMA il Sab Ott 31, 2015 9:57 am

Si parla di Trauma quando la persona subisce una violenza imprevista e imprevedibile. L’essere stati colpiti a sorpresa senza essere pronti e quindi in situazioni di impotenza, rende l’esperienza drammaticamente negativa.
Per quanto riguarda gli effetti del trauma, in letteratura si fa un’importante distinzione tra il costrutto di Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) e Trauma Complesso o Cumulativo.
Il PTSD è inteso come la risposta di stress psicofisiologico di fronte ad un evento doloroso, sconvolgente che permane nel tempo e crea una disorganizzazione nelle funzioni mentali e comportamentali. Il concetto di Trauma Complesso fa riferimento all’esposizione cronica a una o più forme di trauma interpersonale nell’infanzia (abbandono, incuria, violenza fisica, abusi sessuali, ecc…) che genera schemi di risposte disgregolate e tendono a determinare una profonda e persistente alterazione nella rappresentazione di sè e degli altri. In questo caso si parla anche di Trauma Evolutivo, inteso come condizione di profonda sofferenza psichica che ha origine all’interno di contesti di sviluppo abusanti e trascuranti e ha delle conseguenze nello sviluppo psicologico e sul funzionamento neurobiologico, costituendo un potente fattore di vulnerabilità di base nell’elaborare e superare in età successiva un trauma oggettivo.
Alla luce della prospettiva dell'orientamento della Gestalt Therapy sappiamo che quando la persona non può esprimere attivamente e pienamente se stessa nell’interazione con l’ambiente, vive una sensazione sgradevole che assume valenze ed intensità traumatiche a seconda delle caratteristiche dell’evento traumatico e del significato dell’esperienza. La capacità della persona di ripristinare la distrutta spontaneità dell’Organismo è connessa alle caratteristiche del suo sviluppo della competenza relazionale che le permettono di elaborare la complessità degli effetti traumatici.
L’analisi fenomenologica della relazione della persona esposta all’esperienza traumatica, ci aiuta a comprendere in che modo il suo sviluppo relazionale e le relative interruzioni del ciclo di contatto hanno determinato una risorsa o una vulnerabilità nella possibilità di rispondere allo stress dell’evento traumatico portando a termine il gesto mancato.
Molto più complesse e drammatiche appaiono le conseguenze e le possibilità della persona di ripristinare la spontaneità dell’esperienza quando la valenza della sofferenza psichica ha origine nell’infanzia all’interno di contesti abusanti e trascuranti. Gli stili relazionali disfunzionali che si originano all’interno di relazioni traumatiche, tendono a ripresentarsi a causa di una fissità percettiva nella dinamica figura sfondo che blocca la possibilità di sperimentare azioni alternative. La valenza e l’intensità dell’esperienza traumatica e dei vissuti da esso provocati dal punto di vista diagnostico ci aiutano pertanto a ricostruire la storia relazionale del paziente e sono profondamente connessi alla gravità del danno subito nel ripristinare la distrutta spontaneità dell’organismo.
La Gestalt Therapy con i pazienti con un vissuto traumatico in età infantile, mira a guidare il paziente nella sperimentazione di nuove competenze relazionali che gli permetteranno di affrontare e integrare i vissuti associati all’esperienza dolorosa e sconvolgente, esprimendosi con una forza nuova che nasce dall’ essere accompagnato in questo viaggio.

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